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La mia nuova vita digitale

Una volta ho sentito dire che il contrario di innovazione è ottimizzazione: quando ciò che stiamo facendo funziona non ci poniamo problemi, continuiamo per la nostra strada e cerchiamo di farlo sempre meglio.

Approccio agile al concetto di innovazione

L’innovazione nasce da un modello che non funziona più. L’innovazione non è un trend, ma una driving force.

Il nuovo scenario che ci si è posto davanti negli ultimi tre mesi ci ha obbligati a fare delle scelte, che devono essere legate ad una strategia: è necessario prendere decisioni con un’intenzione ben precisa.

È interessante osservare come il nuovo contesto si esprima nei nostri processi decisionali: prima si decideva il proprio posizionamento sul mercato obiettivo, le decisioni erano basate su procedure ben precise, da cui emergeva un piano definito. Questo approccio non funziona più da quando il sistema è diventato complesso: è importante ciò che facciamo, le decisioni sono legate agli individui e devono essere di tipo bottom-up.

L’emergere della complessità impone di andare un passo alla volta: oggi ciò che sappiamo è ciò che viviamo.

Per fare il prossimo passo è necessario verificarlo immediatamente e verificare se la direzione è quella giusta.

In un project management di tipo tradizionale si partiva dal problema e si arrivava alla soluzione: nei processi agili, cerchiamo di capire cosa vogliamo realizzare e, a ritroso, costruiamo delle azioni che devono essere realizzate per giungere al risultato finale.

In questo momento abbiamo bisogno di un approccio interattivo che ci porti alla validazione: dobbiamo validare non solo la soluzione, ma anche il problema.

Come ho applicato questi ragionamenti alla mia professione?

Come forse molti di voi sanno, mi occupo di consulenza aziendale da 20 anni: nasco come consulente sul territorio, anzi penso che la mia forza sia sempre stata proprio questa. Un approccio rivolto al cliente, una consulenza dal vivo, occhi negli occhi che, oltre a prendere in considerazione tutti gli aspetti legati al business, ha sempre tenuto conto anche degli inevitabili aspetti psicologici, che solo la comunicazione non verbale di un incontro dal vivo è in grado di far emergere.

Con l’arrivo di Covid-19 la mia modalità di lavoro è stata spazzata via in un battito di ciglia. Che fare?

Ho ragionato che in questo momento non era il mio “Valore Offerto” a non essere più allineato con le esigenze dei miei “Segmenti di Clientela”, ma erano i miei “Canali” a non essere più adeguati (mi si perdoni la deformazione professionale Business Model Canvas oriented!).

Allora ho capito che era giunto il momento non solo di parlare di digitale, ma di metterlo veramente in pratica.

Zoom!

Per la maggior parte delle persone, lo “zoom” era prima di tutto una funzione delle fotocamere digitali. Oggi invece è la più famosa azienda tech del mondo e uno degli archetipi del nuovo ecosistema lavorativo al tempo di Covid-19: Zoom Video Communications è la piattaforma USA che consente di organizzare e gestire video conferenze, formazione a distanza, consulenza e – volendo – “video-aperitivi” tra amici lontani.

Zoom è una delle tante aziende che sta beneficiando dell’epidemia, tanto da registrare un numero di nuovi utenti del 2020 superiore a tutti quelli guadagnati nel 2019. Le azioni della società sono balzate del 101% da fine gennaio ad oggi in quella che sembra una marcia inarrestabile.

Grazie all’utilizzo di Zoom e Skype ho ripreso dunque a fare consulenza e mi sono resa conto che, se il mezzo è condiviso da entrambe le parti, le distanze si annullano e si riesce a creare una vera intimità tra consulente e cliente: grazie alla funzione della condivisione dello schermo sono in grado di lavorare con il mio cliente come prima e forse meglio di prima.

Ognuno a casa propria, completamente a suo agio, riesco facilmente a tenere viva l’attenzione dei miei clienti anche per 3-4 ore consecutive, raggiungendo risultati davvero inaspettati.

Formazione online

La settimana scorsa ho realizzato una formazione a cui hanno partecipato decine di persone per Rete al Femminile proprio sul Business Model Canvas: con l’aiuto di due persone che mi hanno supportata, ho realizzato online una sessione di Canvas che – per definizione – deve essere fatta live e con supporto cartaceo, con l’utilizzo di un poster di grandi dimensioni e di post-it scritti a mano dai partecipati.

Con l’utilizzo della chat di Zoom, abbiamo aggirato l’ostacolo e, in due ore abbondanti di lavoro, dove l’attenzione delle partecipanti è rimasta viva per tutto il tempo, abbiamo realizzato insieme il modello di business di Rete al Femminile.

La soddisfazione è stata enorme ed ho avuto la riprova che oggi questa modalità è assolutamente gestibile e che potrà affiancare in futuro il ritorno alla formazione in aula.

Uscire dall’ambito locale

Durante questo Lockdown è anche venuta meno un’altra barriera che io stessa avevo inconsapevolmente eretto: l’idea di lavorare soltanto live mi imponeva, inevitabilmente, un raggio d’azione molto limitato all’ambito locale.

In questo periodo invece, dove tutti sono stati costretti a lavorare a distanza, paradossalmente, le distanze si sono accorciate: se ho bisogno di un consulente, che sia a Milano, Roma, Londra o a due isolati da casa mia, in realtà non c’è differenza perché comunque non possiamo incontrarci. Grazie a questo ho ricevuto interessanti proposte di collaborazione a livello nazionale, che si sono già concretizzate e che sembrano avere ottime prospettive a medio-lungo termine, consentendomi di uscire dai “soliti” ambiti e di confrontarmi con realtà innovative e stimolanti.

E-commerce H2H

Ultimo, ma non ultimo per importanza, ho fatto il mio primo acquisto online di un paio di scarpe: voi direte… sai che novità!

In realtà, nonostante io mi interessi professionalmente di e-commerce e digital marketing, ho sempre acquistato online soltanto viaggi e libri, proprio perché, come ho avuto occasione di scrivere qualche tempo fa, amo fare shopping di abbigliamento ed accessori nei punti vendita fisici: mi piace toccare i tessuti, provare i capi e andarmene a zonzo per le strade della mia città.

In questo periodo ho iniziato a seguire con più attenzione la comunicazione Instagram di una bravissima artigiana di origini marchigiane, che ha un negozio-laboratorio a San Salvario a Torino La Marchigiana.

Daniela Diletti mi aveva già incuriosita per la sua capacità di raccontare in modo ironico ed evocativo, per nulla lezioso, la sua terra, la sua storia, i suoi prodotti fatti di competenza e tradizione familiare. Quando si dice lo storytelling fatto bene!

Ho scoperto che questa ragazza spiritosa e sincera ha un vero e proprio dono per la comunicazione: lei sostiene di non avere fatto studi in merito, ma probabilmente proprio per questo è così autentica ed ingaggiante. Ci siamo messe a discorrere a distanza del concetto di H2H (Human to Human) che oggi deve sostituire le ormai sorpassate categorie di B2B e B2C (discorso che ho introdotto in uno dei miei ultimi post)

Da qui, quando ha lanciato un nuovo modello di scarpe progettate per la ripartenza, con cui mi ha fatto sognare ad occhi aperti di tornare a passeggiare in campagna in mezzo ai prati verdi, il passo verso l’acquisto è stato inevitabile: ordinate su misura, è stato davvero un sogno durato tutto il Lockdown e, come per magia, oggi indosso le mie nuove Isotta, che vedete nell’immagine di copertina, arrivate puntuali per l’inizio della Fase 2!

Author:

MARTA GIAVARINI - STRATEGIE DI BUSINESS. Supporto aspiranti Imprenditori, Freelance e Startupper a mettere a fuoco il loro Business Model, a conoscere e analizzare il mercato in cui lavorano, per pianificare strategie vincenti attraverso un Business Plan. Aiuto imprese già avviate a rivedere il proprio Modello di Business per sviluppare nuovi prodotti e nuovi mercati.

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