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Torino, aprile 2020: sogni e paure dei Lavoratori Autonomi

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La settimana scorsa ho proposto un sondaggio sui miei canali social, rivolto ai Freelance ed ai Piccoli Imprenditori per capire come valutano l’impatto del lockdown sulla propria attività, sia nell’immediato, sia in prospettiva, quando sarà possibile ripartire.

Ho raccolto 60 questionari: ovviamente si tratta per la maggior parte di persone presenti nei miei contatti e pertanto l’esito del questionario è legato soprattutto al sentiment della Città di Torino.

Di seguito riporto le domande che ho proposto ed un’elaborazione delle risposte ottenute.

In che settore operi?

La maggior parte delle persone che ha risposto è un Freelance, quindi un professionista che lavora nell’ambito dei servizi alle imprese: circa il 50% dei rispondenti svolge attività di consulenza, formazione, comunicazione.

A seguire, hanno dato il proprio parere con un 10% circa per ciascun settore, persone che lavorano nel Turismo (agenzie di viaggio e attività ricettive), nel settore della Cultura (arte, musica, fotografia, eventi), nell’Artigianato e Commercio al dettaglio.

In ultimo, con circa il 5% per ciascuno, hanno risposto imprenditori del settore Sportivo e del settore Benessere (estetica e parrucchieri), il resto delle risposte è molto frammentato.

Qual è stato l’impatto del lockdown sulla tua attività?

Mi ha colpito favorevolmente il fatto che circa il 50% complessivo degli intervistati abbia asserito di avere continuato a lavorare, seppure a ritmi molto ridotti.

Chiaramente questo si collega al fatto che la maggior parte appartiene al settore della consulenza in senso allargato che– grazie alle opportunità offerte da internet – ha potuto continuare a fornire servizi ai propri clienti business.

Le diverse opportunità di fare videochiamate, come ad esempio Skype, Zoom, Webex, ma anche semplicemente WhatsApp, permettono effettivamente di mantenere il rapporto con il proprio cliente (a patto che anche lui sia un minimo smart), consentendo video call anche con molti partecipanti in contemporanea, ricreando quindi una vera e propria riunione virtuale.

L’utilizzo di Tools come Google Drive, Trello, ecc. consente poi di condividere i documenti e di portare avanti il lavoro in maniera metodica e razionale, molto più efficace e veloce rispetto all’invio delle vecchie email.

Chiaramente, chi appartiene al settore del Turismo è forse il più preoccupato per il futuro perché sarà inevitabilmente uno degli ambiti che potrà ripartire con maggiore ritardo (soprattutto a livello internazionale).

Ma anche il settore della Cultura in generale teme da un lato di passare in secondo piano in termini di priorità e di budget (anche da parte degli enti pubblici), e dall’altro che la fruizione di mostre, concerti ed eventi possa essere molto posticipata nel tempo per le disposizioni sul distanziamento sociale.

Anche i titolari di palestre e attività sportive, ma anche di tutto il settore estetica e benessere asseriscono di avere dovuto smettere di lavorare per i vincoli normativi e, anche in questo caso, il timore di una ripartenza molto spostata in avanti è forte, oltre alla preoccupazione che i propri clienti fidelizzati cambino le proprie abitudini e possano affidarsi ai loro servizi in maniera più discontinua di prima.

C’è però un 10% delle risposte che asserisce di lavorare più di prima grazie al lockdown.

Si tratta di persone che si occupano per la maggior parte di comunicazione, social media strategist, web developer, traduttori.

E’ evidente che in questo momento tutti i Brand hanno la necessità di modificare la propria strategia di comunicazione per allinearsi alle tematiche del coronavirus e, quindi, chi opera in questo settore ha visto incrementare le commesse.

C’è anche grande richiesta di portare on-line servizi che precedentemente venivano svolti in presenza, a partire, ad esempio, dalla formazione: anche per queste esigenze, molti professionisti hanno avuto un incremento delle richieste.

Cosa ti aspetti al termine del lockdown?

Per quanto invece concerne il sentiment riguardo alla ripartenza, sono felice di avere raccolto risposte tutto sommato abbastanza ottimiste: questo, credo, in parte sia legato al fatto che abbiano risposto al sondaggio soprattutto i professionisti che, per la maggior parte, sono strutturati in maniera molto snella e con pochi costi fissi, oltre ad avere un’impostazione più smart e flessibile del loro modo di lavorare.

Il 60% dei rispondenti è convinto di riuscire a ripartire, sebbene in maniera più lenta rispetto a prima; il 17% pensa di ripartire fin da subito ai livelli “pre-Covid” ed addirittura il 10% è convinto di poter ripartire più forte di prima.

Penso che questo ottimismo sia legato al fatto che molti professionisti ed imprenditori stiano sfruttando il momento di stop per fare un check up del proprio business e ragionare su possibili miglioramenti ed adattamenti alla nuova situazione.

Chiaro che questa sensazione di cauto ottimismo diverrà via via più sbiadita, se la ripartenza verrà spostata troppo avanti nel tempo.

Il 5% di chi ha risposto a questa domanda – più pessimista – teme di essere costretto a chiudere la propria attività e di non riuscire pertanto più a ripartire. In questo caso, i più pessimisti in prospettiva lavorano nel settore moda, cultura ed organizzazione eventi.

Qual è la tua più grande preoccupazione alla riapertura dell’attività?

Ho poi inteso indagare sulle paure e preoccupazioni che serpeggiano tra Freelance e Piccoli Imprenditori quando saremo in grado di riaprire le nostre attività.

Il 40% degli intervistati teme che le restrizioni vigenti cambino per sempre il proprio modo di lavorare: devo dire che qui non ho notato una polarizzazione delle risposte in un settore specifico di appartenenza.

La preoccupazione è diffusa nello stesso modo tra i titolari di attività turistiche, sportive, estetiche, di ristorazione, ma anche tra chi si occupa di consulenza, formazione, recruiting, ecc.

È evidente che tutti noi sentiamo che qualcosa dovrà cambiare nel nostro modello di business, sia per rispondere ad eventuali nuove direttive governative, sia per dare ascolto alle nuove esigenze della clientela che – inevitabilmente – avrà un maggiore bisogno di igiene e sicurezza, e richiederà di poter fruire online di servizi erogabili in quel modo, almeno nel periodo iniziale e (speriamo) di transizione verso il ritorno alle vecchie abitudini.

Sinceramente, io per prima preferisco di gran lunga fare consulenza dal vivo, guardando negli occhi il mio cliente e potendo capire cosa pensa davvero in quel momento, piuttosto che fare una video chiamata Skype dove certo passano i concetti fondamentali, ma le sfumature un po’ meno ed è più difficile far nascere un rapporto di amicizia e stima reciproche.

Il 20% degli intervistati teme di essere costretto ad abbassare i prezzi dei propri prodotti e servizi, ipotizzando una crisi economica generalizzata e quindi una disponibilità di denaro dei propri clienti molto ridotta, soprattutto per chi tratta generi non di prima necessità.

Chi lavora B2B è invece molto preoccupato della solvibilità delle imprese clienti: il 10% degli intervistati ipotizza di poter vendere i propri servizi alle tariffe consuete, ma teme insoluti o dilazioni di pagamento molto spostate nel tempo, che potrebbero avere gravi ripercussioni sulla sopravvivenza stessa dei professionisti.

Un 15% poi pensa che la propria offerta non sarà più adeguata alle esigenze dei clienti: teme quindi di dover rivedere nel profondo il proprio pacchetto di prodotti e servizi, perché i nuovi bisogni saranno diversi.

Consiglio vivamente, come sto facendo anch’io, di parlare con i propri clienti, di chiamarli, intervistarli, sondare quello che pensano e quello che provano in questo momento, nel tentativo di intercettare nuovi bisogni e nuove esigenze e di utilizzare questo tempo per progettare prodotti e servizi più adeguati, ovviamente senza snaturare noi stessi e quelle che sono le nostre prerogative.

Piccoli aggiustamenti, piccole modifiche alle modalità di vendita e di contatto, potranno fare la differenza e far restare legati a noi i clienti che già ci apprezzavano prima.

Dobbiamo metterci nei loro panni e capire quali sono i loro obiettivi, quelli che in ottica di business design vengono chiamati Jobs to be done”, funzionali, sociali e personali: che cosa i clienti vogliono raggiungere attraverso l’acquisto del nostro prodotto e servizio e lavorare su questo.

Quale tipo di aiuto ti potrà essere utile per ripartire?

In qualità di consulente aziendale, mi sono appunto chiesta di che cosa i Freelance ed i Piccoli Imprenditori avranno bisogno per ripartire, quali competenze saranno loro necessarie per re-indirizzare il proprio business verso la rotta più corretta.

In questo caso, le risposte si sono ripartite abbastanza equamente tra le opzioni che avevo dato.

Il 30% ritiene di avere bisogno di consulenza nel campo della comunicazione per migliorare ed aggiornare la propria immagine sul mercato di riferimento.

Il 28% ritiene di avere bisogno di fare Strategia, quindi di una consulenza per rivedere il proprio Business Model: siccome questo è il mio campo, sono stata piacevolmente sorpresa di questa risposta, ipotizzando di avere più occasioni di lavoro alla ripresa e mi ha quindi stimolata a mia volta nella progettazione di servizi più utili per i miei clienti.

Il 22% pensa di avere bisogno di consulenza professionale in tema di accesso a bandi pubblici per la richiesta di finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto, nell’ipotesi di dover effettuare investimenti per riallineare la propria impresa alle nuove esigenze del mercato.

Infine, il 5% ha risposto che avrà bisogno di consulenza per portare il proprio business da un modello offline verso un modello online, più in linea con le esigenze del mercato.

Conclusioni

In conclusione credo che tutti noi Freelance e Piccoli Imprenditori dovremo prendere in considerazione che, probabilmente, alla ripresa saremo costretti a confrontarci con mercati profondamente diversi.

È altamente probabile che ci troveremo di fronte una recessione economica, ma soprattutto ad un cambio definitivo di interi mercati: i modelli di business attuali saranno messi fortemente in discussione, addirittura alcuni potrebbero diventare anacronistici ed inefficienti.

Al momento è molto difficile capire quali saranno effettivamente i modelli di business sui quali puntare.

Penso che quindi la strategia migliore sia quella dell’agilità: fare delle ipotesi e verificarle di continuo sul mercato, dando luogo a piccoli e continui test e verifiche con i nostri clienti per riaggiustare il tiro.

In sostanza credo si debba provare ad applicare il cosiddetto Metodo Lean Start-up: trasformare le idee in prodotti e servizi, misurare le reazioni della clientela e capire se abbandonare il progetto o proseguire su quella strada. Più innovazione, meno spese e perdite di tempo e maggiori probabilità di successo.

Author:

MARTA GIAVARINI - STRATEGIE DI BUSINESS. Supporto aspiranti Imprenditori, Freelance e Startupper a mettere a fuoco il loro Business Model, a conoscere e analizzare il mercato in cui lavorano, per pianificare strategie vincenti attraverso un Business Plan. Aiuto imprese già avviate a rivedere il proprio Modello di Business per sviluppare nuovi prodotti e nuovi mercati.

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