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Interdit aux chiens

Dopo due anni di pandemia, il mese di agosto appena passato, io e il mio compagno abbiamo deciso che era di nuovo ora di fare un viaggetto fuori dall’Italia: abituati come eravamo prima a fare almeno un paio di viaggi extra-Europa all’anno, ci siamo detti che una capatina nella vicina Francia poteva essere tranquillamente fattibile, senza assumersi grandi rischi legati alla cancellazione di voli aerei, o a problemi dell’ultimo minuto.

La preparazione del viaggio

Così, abbiamo deciso di passare un paio di settimane in Camargue e Provenza, due regioni bellissime che io personalmente non avevo mai visitato. Quest’anno per la prima volta però non eravamo soli ma, nel programmare il viaggio, abbiamo dovuto tenere conto che Lancillotto, il nostro bassotto tedesco a pelo duro, sarebbe stato della partita.

Ciò ha implicato di organizzarsi per tempo e richiedere il passaporto canino (!), che viene concesso dopo la vaccinazione antirabica ed è obbligatorio per recarsi in qualsiasi paese europeo, oltre ovviamente ad individuare strutture ricettive pet friendly.

Diversi amici mi avevano assicurato che in Francia i pet sono bene accetti ovunque: “altro che in Italia!” qualcuno mi aveva detto, “i francesi sono avanti per queste cose”. In realtà, i fatti hanno dimostrato esattamente il contrario…

Come sono andate le cose

La bellissima struttura che abbiamo scelto a Sainte Marie de la Mer, immersa nella natura in mezzo al Parco Naturale della Camargue che – in teoria – si proponeva come “pet friendly”, alla fine era ben poco friendly e i numerosi proprietari di cani che l’avevano selezionata proprio per questo motivo, si sentivano controllati a vista e mal sopportati dai gestori dell’hotel, che avevano interdetto parecchie aree della struttura ai quadrupedi.

Le spiagge sono praticamente tutte vietate ai pelosi, tranne una spiaggia selvaggia (bellissima per carità), a 5 chilometri dal paese, non proprio semplice da raggiungere. Stesso discorso per tutti i percorsi naturalistici, i parchi, i giardini, qualsiasi area verde della zona è praticamente inaccessibile.

Mi sono illusa di poter visitare chiese, magari mostre e palazzi con il mio cagnolino (pesa 6 chili e possiamo portarlo in uno zaino), invece non è stato possibile praticamente da nessuna parte.

Tornata in Italia, mi è venuto naturale fare dei paragoni con il nostro paese che, invece, ha fatto passi da gigante nell’accoglienza e nella creazione di servizi per gli animali.

La realtà italiana

Il Rapporto Assalco Zoomark 2022 evidenzia la notevole evoluzione del rapporto tra uomo e animale da compagnia, causata anche dalla trasformazione sociale che il nostro Paese sta vivendo. Il legame con i pet si è consolidato e ulteriormente rafforzato negli ultimi due anni a seguito della pandemia causata dal SARS-Cov-2, che ha dato la spinta a numerose famiglie nella scelta di adottare un animale d’affezione.

Oggi in Italia i cani sono oltre 8,7 milioni e vengono trattati sempre più come membri effettivi della famiglia. Da un sondaggio effettuato in collaborazione con BVA DOXA alla fine del 2021, l’89% dei rispondenti ritiene che, rispetto a 15 anni fa, gli animali da compagnia passino più tempo con i loro proprietari anche al di fuori delle mura domestiche: sono infatti sempre più i luoghi che permettono l’accesso dei pet. Oggi gli animali da compagnia partecipano a tutto quello che accade in famiglia e la maggior parte dei proprietari afferma di portare con sé i propri pet in vacanza.

La compagnia animale ha rappresentato un fondamentale supporto durante la pandemia Covid-19: grazie all’interazione con il proprio pet, i proprietari hanno combattuto con maggior facilità stress, ansia e depressione dovuta all’isolamento forzato. La presenza di bambini è certamente un acceleratore all’adozione dei pet, anche in considerazione dei numerosi effetti benefici che la convivenza comporta, tanto in termini di salute fisica che di responsabilizzazione. I pet hanno un ruolo benefico anche per gli anziani, permettendo loro di rimanere attivi, e per i single, che nei pet trovano – oltre che una compagnia – anche un’occasione per socializzare.

I nuovi business legati al mondo dei pet

Ho una deformazione professionale che mi fa partire da riflessioni sociologiche, in cui spesso mi immedesimo per cercare di “guardarmi da fuori”, ponendomi nel ruolo del “consumatore tipo” di un determinato settore. Questo mi ha portata a ragionare sull’impatto della diffusione dei pet sull’economia, visto che mi capita sempre più spesso di seguire business plan relativi a progetti legati al mondo degli animali. Nel corso degli ultimi quindici anni, ho potuto osservare la nascita di nuove professioni attorno al benessere degli animali d’affezione con conseguente sviluppo del mercato dei prodotti necessari per svolgere al meglio queste attività: ho seguito asili per cani, gastronomie per cani, addestratori, pensioni, toelettatori e dog sitter e sono sicura che non sia finita qui.

Anche la professione veterinaria, negli ultimi 5 anni, ha iniziato un percorso di evoluzione attraverso la concentrazione delle strutture, la digitalizzazione e diversificazione, con il passaggio da un focus esclusivo sulla cura dell’animale ad una maggiore attenzione alla prevenzione. Pensate che i veterinari attivi in Italia sono 27.200: di questi, il 70% esercita la libera professione nel settore degli animali da compagnia, le donne sono più della metà (51,8%), con un’età media di 52 anni. Le strutture veterinarie autorizzate in tutta Italia sono 8.600, di cui il 74% sono ambulatori. L’82% delle strutture veterinarie è presente in Rete con un proprio sito o una pagina su Facebook. Il 13,7% ha iniziato ad attivare servizi di teleconsulto.

Dai guinzagli ai cappottini, passando per altri prodotti di qualità per la cura e l’estetica dell’animale da compagnia, la creazione di nuove linee di prodotti non può oggi prescindere dalla tecnologia, dalla funzionalità degli elementi sempre più tecnici e dall’estetica dei dettagli.

Un occhio alla sostenibilità

Non bisogna dimenticare che il mercato dei pet impatta sull’ambiente e sulla sostenibilità, che sono elementi imprescindibili che hanno guidato il cambiamento del mercato del pet food e del pet care. I consumatori italiani, e in particolare le nuove generazioni, sentono maggiormente il bisogno, attraverso le proprie scelte, di essere parte attiva di un processo di tutela dell’ambiente e di sostegno verso l’Industria sostenibile. A differenza di quindici anni fa, questa leva indirizza anche le scelte d’acquisto e quindi il mercato dei prodotti per i nostri amici animali.

Tra l’altro, l’industria del pet food, utilizzando l’eccedenza del settore alimentare umano per realizzare prodotti sicuri e nutrienti per milioni di animali d’affezione, sfrutta prodotti che dovrebbero altrimenti essere inceneriti. È pertanto, da decenni, un’industria sostenibile per definizione. Nel periodo 2007 – 2021 il mercato del Pet Food ha più che raddoppiato il fatturato passando da 1.163 milioni di euro a 2.533 milioni di euro, con un tasso di crescita medio annuo delle vendite a valore del +5,7%.

Il nuovo approccio delle realtà culturali

In conclusione, non voglio dimenticare anche il mutato approccio di tante realtà culturali italiane, che hanno compreso quale enorme fetta di mercato si possa acquisire permettendo ai proprietari di cani di visitare i propri spazi accompagnati dai 4 zampe: un portale come Zampa Vacanza, ad esempio, individua, strutture, spiagge, parchi, città d’arte e molto altro ancora visitabili con il proprio cane al seguito. Qualche mese fa ho fatto un viaggio in Toscana nella zona di Arezzo ed addirittura nelle chiese c’erano cartelli di benvenuto rivolti ai pelosi.

A Torino dove risiedo, ad esempio, la Palazzina di Caccia di Stupinigi si promuove come luogo pet friendly: il 26 agosto, giornata internazionale del cane, ha realizzato un post su Instagram per ricordare di essere visitabile con gli amici animali.

Camera, il Centro Italiano per la Fotografia di Torino, ammette i cani nelle sale espositive, sottolineando addirittura che i cani sono benvenuti.

Conclusioni

È chiaro che tutto va gestito cum grano salis e che i proprietari di animali devono essere coscienti che il proprio quadrupede può arrecare disturbo alle altre persone, però credo che allo stato attuale fingere che la nostra società non si sia evoluta in questa direzione, possa far perdere molte occasioni di business ad attività che oggi stentano a rimanere a galla.

Author:

MARTA GIAVARINI - STRATEGIE DI BUSINESS. Supporto aspiranti Imprenditori, Freelance e Startupper a mettere a fuoco il loro Business Model, a conoscere e analizzare il mercato in cui lavorano, per pianificare strategie vincenti attraverso un Business Plan. Aiuto imprese già avviate a rivedere il proprio Modello di Business per sviluppare nuovi prodotti e nuovi mercati.

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