In questo luglio che sembra non finire mai, ho portato a termine ben quattro business plan: riflettendoci oggi che ho terminato l’ultimo, mi sono resa conto che tre progetti su quattro sono legati al tema della natura e della montagna e che c’è una convergenza evidente.
Proprio per questo, durante il percorso di stesura del business plan, ho deciso di mettere in contatto questi tre giovani imprenditori, che non si conoscevano tra loro, per aiutarli a trovare sinergie e collaborazioni.
Amo il mio lavoro! Nello stesso momento in cui trasmetto alle persone le mie competenze e le mie esperienze, in parallelo imparo da loro tantissime cose, ricevo in regalo curiosità, novità e conoscenze in ambiti totalmente al di fuori della mia quotidianità, che mi arricchiscono professionalmente e personalmente, in uno scambio continuo che si auto-alimenta.
In questo post voglio raccontarvi cosa mi è rimasto dentro di questi tre progetti di cui vi farò un accenno, ma che non potrò ancora svelare del tutto, perché le imprese si stanno costituendo in questi giorni ed i loro profili non sono ancora online.
La natura non è un vincolo, ma capitale da valorizzare
In montagna ogni risorsa è preziosa. Non c’è spreco che non si paghi e non c’è equilibrio che si possa dare per scontato. Per secoli la gestione dell’acqua, della terra e dei boschi è stata un sapere condiviso, tramandato con pazienza, parte integrante della vita delle comunità alpine. Poi è arrivato il tempo dell’abbandono: pascoli inselvatichiti, terrazzamenti dimenticati, borghi svuotati.
Negli ultimi anni, però, un vento nuovo sta soffiando dalle valli, portando con sé un’idea semplice e rivoluzionaria: la natura non è un vincolo da sopportare, ma un capitale da curare e valorizzare. Questa consapevolezza si traduce in un’economia montana che non vive più solo di estrazione di risorse, ma di rigenerazione di valore.
L’acqua come primo capitale
Il progetto di Pietro, che ha studiato in UK ma è tornato in Italia ad applicare ciò che ha imparato, si incentra sulla permacultura, che non è un concetto astratto, ma una disciplina concreta e sempre più strategica. Nei territori alpini, dove i cambiamenti climatici si manifestano con eventi estremi e periodi di siccità alternati a piogge torrenziali, la capacità di gestire l’acqua in modo intelligente diventa un fattore economico decisivo.
Sistemi di raccolta, drenaggio naturale, laghetti di accumulo e tecniche di irrigazione calibrata permettono di mantenere la fertilità dei terreni, prevenire frane e garantire sicurezza idrogeologica.
Le comunità che adottano queste pratiche non solo proteggono l’ambiente, ma creano le condizioni per nuove opportunità: filiere agricole resilienti, esperienze educative, turismo formativo e una reputazione territoriale di “custodi dell’acqua” che diventa anche leva di marketing.
La montagna come spazio di esperienza
Il progetto di Stefano è legato ad una nuova figura riconosciuta dalla Regione Piemonte, la Guida Escursionistica Ambientale: per ottenere questo titolo è necessario seguire un corso e superare un esame abilitante. La montagna non è più solo un luogo da attraversare, ma uno spazio da vivere con lentezza. I sentieri diventano percorsi narrativi, le foreste laboratori di educazione ambientale, le borgate punti di partenza per esperienze outdoor rispettose.
Il Piemonte si colloca tra le regioni italiane più dinamiche nello sviluppo del turismo esperienziale e naturalistico. La crescita costante di arrivi e presenze, sia nella stagione invernale che in quella estiva, conferma il consolidato interesse per questa destinazione. La regione vanta numerose aree protette e investe sempre di più in un’offerta turistica sostenibile, valorizzando il proprio patrimonio naturale e culturale.
Nel contesto delle strategie regionali di promozione turistica, la Regione Piemonte si sta affermando come punto di riferimento per il turismo lento ed esperienziale. Un’iniziativa emblematica in questo ambito è il progetto “Una montagna di esperienze: turismo sostenibile sul Sentiero Italia CAI in Piemonte“, promosso da Visit Piemonte in collaborazione con il Club Alpino Italiano e diversi attori locali. Il progetto valorizza oltre 1.000 km di itinerari montani piemontesi lungo il Sentiero Italia CAI, favorendo un modello di fruizione del territorio basato sulla mobilità dolce e sulla scoperta consapevole delle aree interne, dei piccoli borghi e delle risorse ambientali.
Questo tipo di turismo non consuma il territorio, ma lo alimenta. Ogni escursione guidata, ogni soggiorno, ogni esperienza crea un patto implicito di rispetto reciproco tra ospite e comunità.
Ospitalità come rigenerazione
Quando il viaggio si trasforma in soggiorno, l’ospitalità diventa parte della strategia.
Il progetto di Giusy riguarda il recupero di un antico casale di montagna costruito in pietra a Fenestrelle, che la giovane imprenditrice sta trasformando in CAV (Casa e appartamenti per vacanze) e che potrà ospitare fino a 13 posti letto.
Recuperare edifici esistenti, restaurare case storiche e riutilizzare materiali locali non è solo una scelta estetica: è rigenerazione economica e ambientale.
Secondo VisitPiemonte, le strutture che investono nel recupero edilizio sostenibile registrano un +15% annuo di prenotazioni rispetto a soluzioni standard.
Un modello per l’Europa
Quello che sta emergendo nelle valli piemontesi è pienamente in linea con le strategie europee. Il Green Deal europeo e l’Agenda 2030 spingono verso modelli di sviluppo che coniughino sostenibilità ambientale ed economica. Allo stesso tempo, la Strategia Macroregionale Alpina (EUSALP) individua nelle aree montane un laboratorio per innovazioni in campo energetico, idrico e turistico.
Credo che la Regione Piemonte, con le sue sperimentazioni, possa diventare un caso studio europeo, in grado di attrarre fondi, progetti di cooperazione e investitori sensibili a modelli ESG (Environmental, Social, Governance).
Conclusioni: dalla visione al sistema
Penso che la vera sfida sia quella di trasformare queste iniziative in politiche coordinate:
- Piani idrici e di gestione del suolo basati su permacultura e resilienza climatica.
- Piattaforme di turismo lento che integrino ospitalità, natura e cultura locale.
- Incentivi fiscali e fondi UE per il recupero edilizio sostenibile e per le imprese che creano valore ambientale.
La natura può essere business, ma solo se la rispettiamo.
È il momento di passare da esperimenti locali a strategie di sistema.
Non si tratta solo di salvare paesaggi: si tratta di costruire un futuro in cui economia e ambiente non siano opposti, ma parti della stessa equazione.
