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Perchè Sanremo è Sanremo… forse!

Prezzi folli, sorrisi a targhe alterne e una lezione di marketing sulla fiducia

Quella appena trascorsa è stata un’estate piena di polemiche: prezzi alle stelle, vacanze più corte (o addirittura saltate), la sensazione diffusa che la classica settimana di Ferragosto “tutti al mare, tutti insieme” non sia più un rito così desiderato. In tanti si sono stufati di spendere cifre folli per vivere ammassati in spiagge e ristoranti strapieni.

Nuove abitudini di viaggio

Io stessa, insieme al mio compagno, ormai da anni abbiamo rivoluzionato il nostro modo di viaggiare: complice la libertà del lavoro da liberi professionisti, preferiamo mete extraeuropee in periodi lontani dall’alta stagione.

Dopo la pandemia abbiamo anche scoperto (e riscoperto) le Alpi biellesi, a Graglia, dove il mio compagno ha la casa di famiglia: un luogo che da “semi deserto” è diventato crocevia di camminatori, pellegrini e giovani stranieri. Una vacanza più autentica, fatta di natura e piccoli borghi, lontana dalla logica del “tutti in coda ad agosto”.

Sanremo e i prezzi che non tornano

Quest’anno non ho fatto la classica pausa estiva (appunto!), ma ho avuto la fortuna di poter lavorare da remoto, oltre che in montagna, anche a Sanremo dove c’è la seconda casa della mia famiglia, una cittadina della Riviera Ligure che frequento dalla nascita, famosa in tutto il mondo per il Festival della Canzone.

Località iconica, certo, oggi addirittura inserita nella top ten del lusso italiano, con cifre che arrivano ad un costo complessivo fino a 63.000 € per una settimana di vacanza (follia!).

Il problema? I servizi non crescono alla stessa velocità dei prezzi. E questo squilibrio, più che lusso, trasmette frustrazione.

Sorrisi a targhe alterne

Osservando luoghi che frequento da anni, ho notato un pattern che mi lascia perplessa: lo stesso ristorante, bar o stabilimento balneare cambia atteggiamento a seconda del periodo dell’anno.

Prima di Ferragosto è tutto difficile, teso, quasi ostile; dopo Ferragosto tornano sorrisi, disponibilità, lettini liberi e gentilezza.

Da consulente so che è la cruda legge della domanda e dell’offerta. Da cliente, però, lo trovo un errore enorme.

Fiducia: il capitale più prezioso

Ed eccoci al punto. La fiducia di un cliente non è un “extra” da dispensare quando conviene: è il cuore del business. Chi offre servizi non vende solo un piatto di pasta o un posto in spiaggia: vende un’esperienza, un ricordo positivo, un momento che dovrebbe rigenerare.

Il cliente non dimentica: ricorda se è stato trattato con sufficienza, se ha pagato più del vicino di ombrellone che, in quanto “local“, ottiene un trattamento di favore, se in un periodo era “di troppo” e in un altro coccolato.

E oggi non tiene per sé queste sensazioni: le condivide online, influenzando centinaia di altre persone!

Coltivare la fiducia nel tempo

L’appello che lancio come persona, ma soprattutto come consulente di strategie di business e di marketing è semplice: la fiducia va coltivata sempre, non solo quando serve riempire i tavoli o vendere le ultime camere.

È un capitale che si costruisce con costanza, coerenza e rispetto.
Un cliente fedele non è solo una fonte di fatturato ripetuto: è un ambasciatore spontaneo, una recensione positiva vivente, qualcuno che torna perché si sente riconosciuto e considerato.

Tradire questa fiducia per guadagnare “pochi euro in più” in alta stagione è come segare il ramo su cui si è seduti.
E alla lunga, il conto lo paga chi quei servizi li offre.

Author:

MARTA GIAVARINI - STRATEGIE DI BUSINESS. Supporto aspiranti Imprenditori, Freelance e Startupper a mettere a fuoco il loro Business Model, a conoscere e analizzare il mercato in cui lavorano, per pianificare strategie vincenti attraverso un Business Plan. Aiuto imprese già avviate a rivedere il proprio Modello di Business per sviluppare nuovi prodotti e nuovi mercati.

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