Chi mi conosce sa che uno dei motivi che mi ha spinto a mettermi in proprio è la libertà di gestire il mio tempo.
Un tempo che per me ha un valore profondo, perché è legato alla mia più grande passione: viaggiare.
Ottobre è stato un mese speciale: insieme al mio compagno di vita e di avventure, Roger, ho trascorso più di due settimane tra Giappone e Corea del Sud. È stato un viaggio intenso, ricco di emozioni e di scoperte.
Dopo aver visitato in passato le mete più iconiche del Giappone, questa volta siamo scesi nel sud del Paese — Hiroshima e Nagasaki, due città che quest’anno ricordavano gli 80 anni da un evento che ha segnato per sempre la storia dell’umanità.
E poi, la vera sorpresa: Seoul.
Cinque giorni nella capitale della Corea del Sud, un luogo che desideravo visitare da anni e che, ammetto, non avevo preparato nei minimi dettagli. Proprio per questo l’impatto è stato fortissimo: un’esplosione di modernità, vitalità e identità.
Seoul: una città che ti entra nell’anima
Il claim ufficiale della città è “Seoul, My Soul”.
Un gioco di parole che ho sentito subito mio, perché davvero Seoul ti entra nell’anima.
È una metropoli gigantesca — circa 10 milioni di abitanti — ma incredibilmente verde, vivibile, armoniosa. Colline e montagne attraversano la città, i viali sono alberati, e ovunque si percepisce un equilibrio tra storia, natura e innovazione che raramente ho visto altrove.
Ma ciò che più mi ha colpito è stato il modo in cui Seoul vive e comunica sé stessa.
Ogni dettaglio, dal design urbano ai messaggi istituzionali, parla di marketing territoriale intelligente, empatico, coerente.
Hanno perfino una mascotte ufficiale, Hechi — un simpatico mostriciattolo fucsia, presente in tutta la città — che rappresenta lo spirito di Seoul con leggerezza e identità.
Può sembrare un dettaglio, ma in realtà è un simbolo potentissimo: la città è viva, ha un volto, un’anima giocosa e accogliente.
La City Hall come casa dei cittadini

Uno dei momenti più emozionanti è stato visitare la City Hall, la sede del Comune di Seoul.
Un edificio di architettura contemporanea in vetro e acciaio che sembra un’onda.
Ma la vera sorpresa non è la forma, è la funzione: è un luogo aperto, vissuto, frequentato.
Dentro ci sono mostre, installazioni artistiche, modelli urbanistici, spazi per studenti e famiglie.
Un ascensore panoramico ti porta fino agli ultimi piani, dove si può osservare la città e la sua evoluzione.
In altre parole: il Comune è davvero la casa dei cittadini.
Non un ufficio inaccessibile dove si entra solo per protestare o compilare moduli, ma un luogo di incontro, cultura e partecipazione.
E questa, a mio avviso, è una delle espressioni più evolute di marketing territoriale: trasformare l’istituzione pubblica in un brand esperienziale, capace di generare appartenenza.
Una visione per Torino (e per l’Italia)

Torino ha già iniziato un percorso importante di valorizzazione, ma credo che si possa fare di più — soprattutto nel coinvolgere i residenti, i giovani, chi vive la città ogni giorno.
Immagino una Torino dove il Municipio diventi un luogo aperto e creativo, dove il cittadino si senta davvero parte attiva di un ecosistema urbano in evoluzione.
Dove il marketing territoriale non sia solo promozione turistica, ma educazione civica emozionale, un modo per costruire senso di appartenenza.
Seoul mi ha insegnato che una città funziona davvero quando riesce a farsi amare dai propri abitanti.
E forse è da lì che dovremmo ripartire: dall’anima delle nostre città, dalle persone che le vivono ogni giorno.
Perché solo così possiamo dire davvero:
Torino, My Soul.
❤️ Vi è mai capitato di sentirvi davvero parte della vostra città? Raccontatemelo nei commenti.
