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La nostalgia dei biglietti da visita

Se devo essere onesta, trovare un argomento per il post di ottobre è stato davvero difficile: fin dal mese di marzo, inizio del famigerato lockdown, ho dedicato tutta la mia attenzione e i miei pensieri alla crisi Covid-19.

Ho cercato di sondare il sentiment dei micro e piccoli imprenditori, che sono il mio target di clienti e ho tentato di proporre soluzioni, nuove metodologie di progettazione, suggerimenti e strategie per rivedere il proprio business model.

La crisi Covid e le micro imprese

Ora, la crisi Covid non solo non si è risolta, ma anzi sta tornando prepotentemente nella nostra esistenza, dopo la breve parentesi estiva e sta modificando, forse per sempre, il nostro stile di (non) vita.

I titolari di bar e ristoranti sono uno dei miei target da sempre: sono le persone per cui lavoro, progetto, faccio controllo di gestione, calcolo il food cost, valuto strategie di comunicazione, li aiuto insomma a correggere la rotta, quando ce n’è bisogno.

Tutto per arrivare a far semplicemente quadrare i conti e per far sì che anche i soci possano remunerare in maniera decorosa il proprio lavoro, tutta la vita e l’energia che “mettono dentro” i propri locali.

E oggi gli si dice che devono chiudere i battenti alle 18, ossia nell’ora in cui solitamente aprono per prepararsi all’organizzazione dell’aperitivo e della cena. Non intendo fare polemica perché so che le cose sono molto complicate e lungi da me credere di avere una soluzione in tasca, ma mi sembra davvero surreale.

Non sopporto questo continuo dire che bisogna salvaguardare il “lavoro” (leggasi le fabbriche, concetto a dir poco anacronistico nel mondo di oggi) e che quindi per prudenza è necessario chiudere bar, ristoranti, palestre, piscine, parrucchieri e centri estetici (per il momento salvi, ma per quanto?), per non parlare di tutto ciò che è cultura, che fino a ieri veniva sbandierato come business del momento e che oggi sembra un passatempo inutile per artistoidi annoiati… ma sono le micro imprese che fanno l’Italia!

Rappresentano persone coraggiose, indipendenti, spesso molto sole, che danno tutto per la propria attività, sacrificando tempo, affetti, viaggi, vacanze con un unico pensiero fisso: raggiungere gli obiettivi, pagare i dipendenti, i fornitori, gli affitti e le rate del mutuo e che per se stessi chiedono soltanto di poter vivere un’esistenza dignitosa.

Vita da Freelance

Anch’io sono orgogliosamente una Freelance da cinque anni a questa parte e il mio lavoro è fare progettazione, immaginare scenari possibili, prevedere fatturati e costi, tendenze di mercato, individuare nicchie di clienti target, ragionando su stili di vita e abitudini di consumo: quanto è diventato difficile tutto questo?

Oggi, mettendo in ordine nel mobile dove tengo tutto ciò che riguarda la mia professione, ho trovato una scatola di cartone, quasi intonsa, e mi sono chiesta cosa contenesse.

Ho avuto un tuffo al cuore: ho trovato i miei splendidi e fiammanti biglietti da visitanuovi”!

Pensandoci bene, mi sono resa conto che mia sorella Maddalena li aveva progettati per me lo scorso mese di febbraio, ultimo tassello per completare la mia brand identity, che si era concretizzata nella pubblicazione del mio sito web, poco meno di un anno fa.

Quello che mi ha fatto rabbrividire è stato rendermi conto che non ne ho distribuito praticamente nessuno: fino a fine 2019 per noi Freelance, le occasioni di scambiarci biglietti da visita erano tantissime e molto frequenti: convegni, workshop, riunioni, fiere, ogni momento era quello giusto per allungare la mano verso una nuova conoscenza e porgere, con un briciolo di orgoglio, la nostra business card.

Un’abitudine forse un po’ vecchio stile, molto giapponese: possiedo un bellissimo “porta-biglietti da visita” pieno di contatti, di persone che ho conosciuto, che ogni tanto riguardo con un po’ di nostalgia.

Questo non significa che io non stia lavorando, anzi, proprio in questi giorni sono molto attiva sul web: sto facendo consulenze one-to-one, corsi di formazione, partecipo a riunioni di investitori per start-up innovative, fatturo, incasso, tutto apparentemente normale.

Ma io non vedo mai nessuno.

Il mio ologramma è molto attivo, lui, vive di vita propria: conosce un sacco di gente, fa battute di spirito elargisce consigli, oggi è a Torino, domani a Milano, dopo domani a Londra.

Mentre io, comodamente a casa in tuta da ginnastica, muovo la me stessa virtuale come un burattinaio senza fili, tra una Zoom ed una Skype e mi godo il mio cucciolo di bassotto.

Author:

MARTA GIAVARINI - STRATEGIE DI BUSINESS. Supporto aspiranti Imprenditori, Freelance e Startupper a mettere a fuoco il loro Business Model, a conoscere e analizzare il mercato in cui lavorano, per pianificare strategie vincenti attraverso un Business Plan. Aiuto imprese già avviate a rivedere il proprio Modello di Business per sviluppare nuovi prodotti e nuovi mercati.

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